11 gennaio 2017

progetto per una centralina "pubblica" in Borbera con i fondi PTI


immagine da Wikipedia
Notizia
Circa 130.000 euro già impegnati per arrivare, se sarà autorizzato dagli enti preposti, ad un progetto "chiavi in mano" di centralina idroelettrica sul  Borbera in comune di Cantalupo Ligure (ignote le caratteristiche), progetto da mettere poi a gara per l'effettiva realizzazione. Note le criticità emerse per progetti analoghi, sarà il caso di seguire anche questo con la dovuta attenzione.
Si tratta di atti risalenti a metà 2016, solo ora pubblicati all'albo della Comunità montana Terre del Giarolo. In questa pagina web si possono leggere.

In pratica, fondi pubblici per 50.117 euro Iva compresa sono già stati spesi per ottenere uno studio di fattibilità (non consultabile almeno via internet) la cui conclusione, secondo l'ente montano, è stata la seguente
"in base alle analisi elaborate seguendo i criteri di efficienza e di compatibilità contenute nell’Ordinanza n° 8 dell’Autorità di Bacino del Fiume Po del 17 dicembre 2015 – Direttiva per la valutazione ambientale connesso alle derivazioni idriche – ha individuato la possibilità di realizzare soltanto un impianto idroelettrico, in luogo dei 6 previsti, lungo il torrente Borbera nel comune di Cantalupo Ligure. La relativa fattibilità deriva da valutazioni di ordine economico sui costi di realizzazione e gestione dell’impianto a fronte dell’energia producibile e commerciabile, dati che ne rendono economicamente vantaggiosa la realizzazione"

Altri fondi pubblici per 39.820 euro (cifra che, scrive l'ente montano, consente l'affidamento diretto dell'incarico) sono stati stanziati per remunerare lo stesso soggetto, per ottenere la redazione delle stesure preliminare e definitiva del progetto, ed ancora euro 39.200 sono stati stanziati per l'incarico a favore di un altro soggetto, con il seguente mandato: "l’ottenimento della compatibilità ambientale del progetto di impianto idroelettrico in comune di Cantalupo Ligure sul Torrente Borbera ai fini dell’ottenimento della Concessione di derivazione di acqua pubblica e Autorizzazione alla costruzione e all’esercizio dell’impianto ".


Cronistoria

Il 17/11/2008 con DGR 25-10066 la Regione Piemonte pubblica la graduatoria che stabilisce in quale misura saranno finanziati i Programmi Territoriali Integrati (PTI). Il PTI "le energie, le acque e la natura" (di seguito per brevita' solo PTI) ha come capofila la CM Alta Val Lemme poi divenuta Appennino Aleramico Obertengo. Il PTI finisce in seconda fascia e gli toccano dapprima 5.000.000 di Euro, cifra che a piu' riprese e' stata ridotta, e da ultimo, il 30/9/2013 con DGR 6-6408, l'importo da dividere tra diversi progetti e' stato fissato in 1.918.659 Euro.
Per riformulare i progetti originariamente inserit nel PTI, in modo da tener conto della progressiva riduzione dei contributi, nel 2012 fu chiesta "assistenza tecnica esterna" alla Chintana Srl, che gia' aveva lavorato al PTI nella sua formulazione originaria. Per le "Terre del Giarolo" ne sortì l'idea di puntare circa 625.000 euro su tre iniziative: 476.000 euro per realizzare centraline sulle linee degli acquedotti, 174.000 per progettare sei centraline ad acqua fluente nei nostri torrenti e 75.000 per una indagine con acquisizione dati per l’installazione di impianti energetici minieolici. Quest'ultima iniziativa si rivelo' poi impraticabile, una bufala (com'era dall'inizio evidente a chiunque), cosi' come impraticabile risultò anche l'idea di usare le linee degli acquedotti (il gestore del servizio idrico, Gestione Acqua Spa, non è d'accordo e intende realizzarli in proprio). Oltre 550.000 euro sono così finiti a finanziare il discusso "Biodistretto Terre del Giarolo".
Si andrà avanti con l'idea di sfruttare l'acqua fluente, ma anzichè sei centraline si finanzierà il progetto per una sola di esse, quella in Borbera in comune di Cantalupo.

09 gennaio 2017

sipario

Su La Stampa, il giorno della Befana, l'articolo trascritto in calce.

La situazione della val Curone e la sua storia, le conosco bene: le scelte che hanno avuto questi esiti disastrosi sono state votate per anni ogni volta da un consiglio di comunità composto da oltre cinquanta persone. Pochissimi e presto isolati quelli, ben noti e che stimo, che si sono dichiarati contrari.

Quanti si sono allineati alla maggioranza quasi unanime sono invece stati rieletti e molti restano anche oggi sulla breccia, perciò dovrei rassegnarmi: il popolo ha ragione e le Cassandre come me che, fuori dal novero degli eletti, si sono opposte come potevano, hanno torto.
 

Spiace solo che nessuno senta il bisogno di fare nemmeno una piccola autocritica. Viene comodo dire che la colpa è degli altri, anche quando carta canta e le scelte sbagliate hanno una precisa paternità.
 

La vita è breve, le cose importanti non sono queste piccolezze, dovrei non perderci tempo, perdonare e capire le debolezze altrui, e pensare alle mie, di colpe, che sono tante e più serie, e di sicuro ci proverò, ma mi viene in mente lo stesso una strofa di Nostra Signora dell'Ipocrisia, di Guccini.

Il mercoledì delle Ceneri ci confessarono bene o male
che la festa era ormai finita e ormai lontano il carnevale
e proclamarono penitenza e in giro andarono col cilicio
ruttando austeri: "Ci vuol pazienza! Siempre adelante ma con juicio!"

E fecero voti con faccia scaltra a Nostra Signora dell' Ipocrisia
perchè una mano lavasse l' altra, tutti colpevoli e così sia!

E minacciosi ed un po' pregando, incenso sparsero al loro Dio,
sempre accusando, sempre cercando il responsabile, non certo io ...


Articolo su La Stampa
Le Comunità montane non esistono più. Stavolta per davvero. Il 31 dicembre i commissari nominati dalla Regione due anni fa sono decaduti dopo varie proroghe e ora arriveranno due funzionari regionali per chiudere definitivamente la partita sulla base dei piani di riparto di crediti, debiti e beni assegnati alle varie Unioni montane sorte in questi anni.
Create negli Anni Settanta per dare servizi e fondi pubblici alle aree montane, all’epoca più di oggi a rischio spopolamento, nel decennio scorso sono diventate uno dei simboli dello spreco di denaro pubblico.
In provincia (come era avvenuto anche altrove), le quattro Comunità montane nel 2010 si erano fuse in due maxi enti da oltre 30 Comuni ciascuno, la Appennino Aleramico Obertengo da Merana a Fraconalto, e la Terre del Giarolo, da Pozzol Groppo a Grondona, di fatto ingovernabili per l’estensione territoriale.  Poi, venne la decisione di cancellarle da parte della Regione: nel 2012 venne varata una legge che lasciava liberi di sindaci di unirsi con chi meglio credevano e fu il caos: i territori videro modificarsi più volte i confini dei nuovi enti, creati in base a criteri tutt’altro che razionali.
Ora, al posto di due Comunità montane, ci sono sette Unioni.
«Abbiamo sbagliato - ha commentato di recente il sindaco di Dernice, Carlo Buscaglia - a non tenere uniti i territori, anche a causa di una legge regionale confusa fatta dal centrodestra e purtroppo non modificata da Chiamparino».
«Le Comunità montane - sostiene Giuseppe Teti, sindaco di Vignole Borbera - sono state trattate come mucche da mungere e fatte fallire. Ora tocca ai Comuni, tramite le Unioni, gestire servizi importanti come le scuole, senza alcuna certezza sui fondi annunciati dalla Regione».
Così, a rimetterci, come sempre, sono i cittadini, che rischiano di trovarsi senza servizi pur continuando a pagare le tasse su territori marginali.
In compenso, avranno rifugi montani inutilizzati, piste da bob estivo da smontare e parchi avventura che non sono più tali, con relativo conto da saldare.

15 settembre 2014

aggiornamento

Ritorno a scrivere sul blog dopo molti mesi, ma intendo essere più sollecito di qui in avanti.
Ho continuato ad interessarmi a modo mio ai temi che sento piu' vicini, scrivendone sul periodico del Circolo Lunassese. In calce trascrivo l'ultimo dei miei interventi, la recensione di un libro.
La politica locale ha proceduto per inerzia secondo le solite logiche, ben riassunte in un articolo dello scorso luglio sul magazine on line CorriereAl, che ho commentato inserendo a mia volta un link ad un dossier che ho contribuito a redigere
Sugli ultimi sviluppi, una buona sintesi l'ha fornita Sette Giorni a Tortona del 30 agosto nell'articolo che trascrivo di seguito.

Nulla di fatto per l’Unione di comuni - Lo avevamo scritto il 26 luglio e siamo stati facili profeti: l’accordo sul futuro dei comuni facenti parte dell’ex comunità montana Terre del Giarolo si sarebbe trovato solamente verso il 30 settembre, data ultima voluta dalla Regione, ed il balletto di notizie, accordi, rotture ormai interessa solamente i sindaci coinvolti, forse in alcuni casi più a conquistarsi un posto di potere nella prossima unione, che ad altro. Comunque qualcosa in questo mese è accaduto, ed occorre riportarlo. Intanto Piero Bonadeo, sindaco di Cerreto Grue, ha ufficializzato la sua volontà di non aderire alla prossima unione, ma di mirare ad entrare a far parte dell’Unione Basso Grue
e Curone (Castellar Ponzano, Sarezzano, Viguzzolo, Villaromagnano, Volpedo) che proprio a fine luglio ha indicato nel neo sindaco viguzzolese Giuseppe Chiesa il nuovo presidente.
Poi sabato 2 agosto a Garbagna quasi tutti i sindaci dell’ex comunità montana valli Curone,
Grue ed Ossona hanno sottoscritto un accordo per un’unione montana “piena” cioè completa di servizi, con un occhio di riguardo soprattutto ai dipendenti ancora in organico all’ex comunità, sfruttando così tutti i “benefici” che la legge accorda a questo tipo di unioni.
Intanto la commissione di sindaci (Umberto Dallocchio, Paola Massa, Fabio Semino e Roberto Mandirola) doveva proseguire la predisposizione del nuovo statuto. Ma, appunto, non tutti i sindaci erano presenti e così pochi giorni dopo Brignano Frascata, Montacuto e Fabbrica Curone hanno fatto sapere di non essere affatto d’accordo sul documento sottoscritto a Garbagna e di mirare ad un’unione con i paesi montani della val Borbera. In più Mandirola, che a suo dire è stato tardivamente convocato per una riunione della commissione cui non ha
partecipato per “motivi di lavoro” (in agosto?) ha preso cappello perché la sua assenza è stata stigmatizzata dagli altri primi cittadini che hanno suggerito pure la sua  sostituzione con un’assessora di Montemarzino (Maura Lugano). Insomma ancora tutto relativamente in alto mare, intanto c’è ancora un mese di tempo per decidere, ed i giochi possono ancora essere ribaltati.


21 febbraio 2013

riflessioni di un povero untorello


FLASHBACK
Questa foto, scattata il 26 settembre 2009, riunisce le autorità convenute a Momperone per inaugurare in modo ufficiale il campo golf (facendo click sull'immagine per ingrandirla, insieme ad altri personaggi che in questa storia un ruolo l'hanno avuto, eccome, riconosco i sindaci di Brignano, Garbagna, Gremiasco, Fabbrica, Dernice, Momperone, Costa Vescovato, Tortona, San Sebastiano, Monleale, un consigliere provinciale leghista, un assessore regionale della giunta Bresso e un assessore regionale della giunta Cota, oltre al presidente della Comunità Montana)..
A giudicare dai sorrisi di molti dei presenti (non tutti, onestamente, hanno la stessa espressione soddisfatta), un traguardo raggiunto, un (apparente) successo.
Ho seguito la vicenda del golf fin da quando se ne e' avuta pubblicamente notizia. Nell'ottobre 2003, scrivendo ad un giornale locale, mi ero definito manzonianamente come un povero untorello che cercava di diffondere la peste del dubbio rispetto alla scelta di destinare ingenti risorse pubbliche a questa iniziativa. Gli argomenti che suffragavano questa mia opinione si possono leggere in questa nota scritta dopo un (raro) incontro aperto al pubblico che si tenne nel maggio 2004.
 ATTUALITA'
In questi anni ho postato su questo blog una marea di notizie e di commenti, il primo dei quali era illustrato dal Grillo parlante disneyano
Rileggendo quanto scrivevo nove anni fa, constato, e non mi fa piacere, che molti dei miei dubbi erano fondati.
Alla domanda posta nel titolo del settimanale Sette Giorni a Tortona, la giunta della Comunità Montana nel corso degli anni ha sempre risposto che i mutui contratti per acquistare 70 ettari di terreno sarebbero stati pagati con i proventi dei canoni versati dal concessionario dell'impianto. Però qualcosa non quadra.
La delibera numero 8 della Comunità Montana Terre del Giarolo, datata 29 gennaio 2013 e pubblicata da poco all'albo pretorio, premette che il concessionario del campo golf, tenuto a versare un canone annuo di iniziali 116.000 euro rivalutato Istat, avrebbe versato il solo canone per l'anno 2007 ed un acconto per l'anno 2008, mentre risulterebbero insoluti il saldo del 2008 e per intero i canoni dal 2009 al 2013, totalizzando un debito di oltre 720.000 euro (dopo essersi visto negare lo scorso anno la concessione di un decreto ingiuntivo l'ente montano attiverà l'arbitrato previsto nel contratto di concessione). Solo dal 2012 e solo attraverso la lettura attenta dei testi pubblicati all'albo pretorio i cittadini hanno potuto conoscere l'esistenza di questa situazione. Quindi nel settembre 2009 c'era forse un po' meno da ridere, visto che gia' allora esisteva un problema con i canoni !

Sempre su Sette Giorni, un titolo del gennaio 2013.
Un altro argomento speso dai fautori dell'impianto era che si sarebbe trattato di un volano per l'occupazione e l'economia locale.


13 febbraio 2013

sviluppo, fondi pubblici, Europa 14-20, GAL

Come gli enti locali abbiamo speso e come dovranno in futuro spendere i finanziamenti pubblici per progetti di sviluppo: e' un tema di attualita' non solo locale.

A Roma, in vista della programmazione per l'impiego dei futuri fondi europei 2014-2020 si e' tenuto il 15 dicembre 2012 un seminario organizzato dal ministero per la coesione territoriale riferito alle aree interne (i materiali a questo link

Sempre a dicembre 2012, il 27, lo stesso ministero ha aperto il confronto pubblico su metodi e obiettivi per l'impiego dei fondi europei, con un documento scaricabile a questo link

Molte delle indicazioni del documento sono completamente condivisibili, e bisognera' farne tesoro nelle nostre valli, la cui situazione e' ben descritta e riassunta dall'intervento (visibile a questo link) della responsabile tecnica del GAL Giarolo Leader, al seminario tenuto il 31 ottobre presso Ires Piemonte, intitolato  “Per una visione strategica della montagna”, all’interno del quale si sono ipotizzate possibili linee di intervento pubblico proprio in vista della programmazione dei futuri fondi europei 2014- 2020. A quest'altro link e' possibile vedere gli altri contributi.

Chiudo proponendo una tabella, a quest'ultimo link, nella quale, limitandomi alle localita' piu' vicine alla mia residenza, ho riepilogato i contributi pubblici stanziati per diverse iniziative che ad oggi o non sono riuscite o sono in difficolta'.




10 febbraio 2013

memoria

Qualche commento su quanto ho ascoltato a Vignole:

1) in questi mesi sui giornali e in riunioni ristrette si è discusso del futuro amministrativo delle valli, ma quella di venerdi' sera e' stata la prima occasione in cui il confronto e' stato aperto al pubblico. Avevo inviato a settembre una lettera aperta a tutti i sindaci chiedendo trasparenza e partecipazione, l'unico su trenta che mi rispose fu il sindaco di Carrega, che insieme al sindaco di Vignole ha indetto il confronto pubblico, sia pure fuori tempo massimo (se e' vero che entro dieci giorni i consigli comunali dovranno comunque pronunciarsi) 

2)  certo, ci aspetta un salto nel buio, ma non ho ascoltato alcuna autocritica rispetto al passato, i debiti delle gestione della vecchia comunita' montana sono il frutto di scelte pressoche' plebiscitarie di questo stesso ceto di politici locali che invoca una nuova partenza, e ci invita a lasciarci alle spalle quello che è stato

3) sono sotto gli occhi di tutti i risultati degli investimenti pubblici in progetti realizzati con scarso o nullo coinvolgimento dei cittadini: impianti mai completati o precocemente abbandonati, costi esorbitanti, ingenti contributi (che siano regionali, statali o europei, si tratta sempre dell'impiego del denaro di tutti) a fronte di benefici assai opinabili o modesti. Perciò fanno cadere le braccia affermazioni come quella del sindaco di Vignole, sui 200 cittadini che avrebbero bloccato lo sviluppo opponendosi all'eolico industriale

09 febbraio 2013

futuro

Rispetto alla questione cui ho dedicato l'ultimo 
post, l'applicazione della riforma delle autonomie locali, molte informazioni riferite alle nostre valli si trovano in una serie di articoli pubblicati dal settimanale Sette Giorni a Tortona, che le ripropone nel suo sito.
Questo l'incipit dell'articolo pubblicato lo scorso 22 dicembre con il titolo : Comunità Montana: chi pagherà i mutui del Golf Momperone?  "Una delle domande che gli amministratori dei nostri piccoli comuni si pongono in questi giorni è “convenzione” o “unione” per gestire in forma associata le 9 funzioni fondamentali dei comuni".
Altri pezzi utlili a ricostruire il quadro, il 12 gennaio: Riunione dei comuni “convenzionisti” e Riflessioni sulle comunità montane o sulle unioni .

Stasera ho assistito a un incontro tra amministratori aperto anche ai cittadini, indetto dal sindaco di Vignole Borbera e dal presidente della conferenza dei sindaci della ormai cessante  Comunità Montana Terre del Giarolo.
Quello che segue è il mio resoconto sul dibattito.

Il consigliere di Carrega, Chiesa, legge una comunicazione scritta del sindaco Gozzano, che all'ultimo non ha potuto esserci: è  un breve appello a superare i campanilismi,  ad essere uniti come durante l'ultima guerra, adesso per combattere lo spopolamento e i tagli ai bilanci e per una migliore qualità della vita. Chiude citando San Paolo: siate come bambini quanto a malizia, ma uomini maturi quanto ai giudizi.
Il sindaco di Vignole Teti  illustra una bozza di statuto per una Unione di comuni, constata che in sala ci sono molti consiglieri ma sono rappresentati solo 12 comuni su 20 (in totale la comunità montana ne annoverava 30, ma 10 si sono chiamati fuori, sono i "convenzionisti" di cui parla l'articolo di Sette Giorni). Precisa che anche i comuni che si limiteranno a stipulare convenzioni, se non raggiungeranno determinati standard, entro tre anni saranno d'ufficio accorpati in unioni. Propone di seguire la strada dell'unione di comuni per poter mantenere i servizi senza aumentare in modo esagerato le tasse.
Graziano Montessoro di Stazzano constata che la situazione è estremamente confusa e che i tempi sono stretti: entro pochi giorni, termine ultimo il 20 febbraio, i comuni dell'ex comunità montana dovranno deliberare sulla scelta che intendono fare. Sergio Vallenzona, sindaco di Castellania, appoggia l'ipotesi di creare una unione leggera, che accorpi due o tre funzioni. Natalino Ormelli, sindaco di Garbagna, sostiene l'ipotesi dell'Unione che a suo dire dovrebbe darsi il compito di "fare" sviluppo locale. Paolo Caviglia, consigliere di Vignole, evidenzia che i tre comuni più popolosi e ricchi (Stazzano, Vignole, Borghetto) dovrebbero essere consci che in nome di un priincipio solidaristico sarebbero chiamati a sacrifici a favore degli altri comuni. Afferma che "unendo tanti poveri non si diventa ricchi, si diventa più poveri". Conclude che la ratio legis che ispira la riforma è palesemente quella di far sparire i piccoli comuni
Stefano Gogna, sindaco di Mongiardino, teme che l'Unione si risolva in un aggravio di costi. Valter Raimondi, sindaco di Avolasca, è drastico: le leggi sono incomprensibili, propone di ripartire da zero, e come extrema ratio che i sindaci tutti insieme vadano dal prefetto a restituire il mandato.
Interviene Teti che dice: in questa situazione possiamo subire o provare a gestire, e aggiunge che le risorse possono arrivare dalle rinnovabili, ma si lamenta e dice che poi succederà come nel caso dell'eolico "200 abitanti bloccano tutto" (sic !). 
In chiusura Carlo Buscaglia sindaco di Dernice: è un salto nel buio, anche perchè i piccoli comuni non sono in grado al momento attuale di sapere di quali e quanti debiti, mutui e dipendenti della cessata comunità montana dovranno farsi carico. Propone di creare una delegazione di sindaci per un incontro in regione per avere chiarimenti. Si chiude con un appuntamento ai sindaci per una nuova riunione.

08 novembre 2012

novita' e bilanci


In tempi brevi l'assetto amministrativo delle nostre valli sara' ridisegnato a seguito delle norme statali e regionali che riformano gli enti locali, riassunte in questo articolo del settimanale Sette Giorni a Tortona.

Le decisioni piu' importanti in questo processo saranno adottate da organi quali le conferenze dei sindaci, alle cui sedute i cittadini non possono assistere.

Le soluzioni potranno essere di diversa natura, ma comunque comporteranno una ulteriore diminuzione dei gia' esigui spazi di partecipazione democratica di tutti i cittadini alla vita amministrativa locale e sara' fortemente sacrificata anche la rappresentanza formale, che dovrebbe essere assicurata dagli organi elettivi (sull'autosufficienza della rappresentanza come strumento democratico insistono tanti, troppi amministratori per delegittimare ogni istanza di partecipazione effettiva - il contenuto di questo sito, che curo da quasi sette anni, dovrebbe spiegare meglio di altre parole quale sia il mio punto di vista in proposito). 
La nostra e' una zona montana, quindi ora come ora al centro della discussione sono i destini della Comunita', l'ente sovracomunale che dal 1975 ad oggi ha avuto il peso piu' rilevante nelle scelte amministrative.

Il presidente Caprile, con una lettera pubblicata il 20 ottobre, ha lanciato un appello ai sindaci perche' si attui una Unione montana nel segno della continuita' con questa pluriennale esperienza (che ha come costante, l'ho documentato tante volte, un metodo di gestione consociativa che aborre la dialettica tra una maggioranza e una opposizione).

C'e' stata finalmente una vivace discussione pubblica sui bilanci, nella quale si sono intersecati  gli aspetti contabili e formali e gli aspetti di sostanza.

Di seguito una serie di indicazioni per chi voglia ricostruire il dibattito, a partire dalle considerazioni svolte in una lettera del professor Poggio pubblicata il 2 agosto da La Provincia Pavese (in una forma grafica un po' sacrificata e mescolata nell'apposita rubrica ad altre lettere di argomenti vari la si puo' leggere sul sito del giornale a questo link), cui sono seguite la replica dell'assessore Ormelli e quella del consigliere Mandirola, presidente dimissionario della commissione bilancio

Dopo molti mesi, e' stato poi finalmente convocato a meta' ottobre il consiglio di comunita', l'unico organo che tiene sedute pubbliche (il resoconto a questo link) con un'appendice, per problemi procedurali che hanno portato ad una nuova convocazione, al 29 ottobre

Mie (provvisorie) conclusioni: al di la' delle cifre, impietosi, sono i fatti che tutti possono verificare ad illustrare i disastrosi risultati prodotti da un sistema politico locale che fino a qualche mese fa aveva rarissimi oppositori

Non si trova pero' un solo amministratore tra quanti hanno avuto ruoli di responsabilita' che sia disposto a compiere un po' di autocritica. Fino a quando si potra' continuare cosi ?

18 luglio 2012

apriamo al futuro

All'inizio dello scorso mese di giugno, l'ordine del giorno della conferenza dei sindaci della comunita' montana Terre del Giarolo recava tra i punti da trattare l'esame di un documento intitolato Apriamo al futuro.

Ho esaminato la bozza del testo in questione, che reca tra l'altro l'espressa ipotesi di 130 installazioni di mini eolico



Al seguente link propongo in visione la bozza di cui ho detto, munita di una serie di note con le quali ho evidenziato le parti dell'elaborato che coincidono in modo pressoche' letterale con documenti reperibili in rete

20 maggio 2012

somiglianze tra la val di Taro e la val Curone

La val di Taro non e' poi cosi' lontana dalla val Curone: da Varzi attraverso il Penice si scende in val Trebbia, da Bobbio e Marsaglia prendendo il Mercatello si sbuca a Ferriere in val Nure, proseguendo per lo Zovallo si finisce a Bedonia in val Ceno e di li' in meno di venti chilometri si arriva a Borgo val di Taro.

Anche il comune di Borgo val di Taro e' interessato da una richiesta di installazione di un impianto, pardon, parco, eolico, quello del Santa Donna (originariamente 3 pale da 3,4 Mw, ora probabilmente 9).

Il progetto suscita discussioni: su internet e' interessante leggere ad esempio i resoconti e i commenti sul blog "esvaso.it" (primo link, secondo link, terzo link)

Dai commenti a quest'ultima discussione un paio di citazioni, che fanno riflettere sulle somiglianze con quanto scrivo da anni su questo blog


La prima (intervento # 20) : La legge e' sempre quella: TRASPARENZA


Se si e' trasparenti ... non si ha paura di parlare alla gente, di chiederne i pareri. 
Persiste nelle amministrazioni questo vezzo di condurre le trattative come se fossero affari privati, di pochi. Invece sono pubbliche e pertanto andrebbero condivise fin dall'inizio. 
Perche' non lo fanno? Io credo 
principalmente perche' non sono capaci di comunicare
e spesso perche' non sono sicuri di quello che fanno.
Infine perche' hanno paura nella loro ignoranza d'essere ostacolati e cosi' preparano la zuppa e la mettono in tavolo solo quando non c'e' altro da mangiare.


La seconda (intervento # 42) : Questo infelice progetto si inserisce in una lunga serie di progetti presentati in valle in cui i comuni ingredienti principali sono:


1) Un urgente finanziamento pubblico da cogliere in pochi mesi
 

2) La conseguente necessita' di una approvazione rapida del progetto (ad occhi chiusi)
 

3) La fantomatica promessa della realizzazione di posti di lavoro (che solitamente anche con le piu' rosee aspettative in realta' si può quantificare in un paio di lavoratori locali)
 

4) E infine appunto un pericolosissimo sottinteso: siamo alla canna del gas e se provassimo a dare via il... crinale?