Ho ricevuto pochi giorni fa la risposta del presidente della comunità montana alla mia lettera aperta. La trascrivo senza commenti.
Ho letto con interesse la tua lettera e sono sempre più convinto che un buon rapporto tra cittadini e amministratori locali faccia bene non solo alla democrazia ma anche agli enti che si amministrano.
Credo che la crisi della politica oggi si chiami difetto di partecipazione. Se da un lato cresce la sfiducia verso la classe politica, con lucide critiche ma anche feroce populismo, dall’altro lato potrebbe sembrare che la nostra attività di amministratori si allontani sempre più dalla realtà e ci si ritiri nelle nascoste stanze (qualcuno dice così) per svolgere attività considerate da molti per addetti ai lavori e quindi estranee ai principi democratici.
Può darsi sia così. Dobbiamo però informarti che la nostra attività quotidiana è soprattutto finalizzata alla ricerca continua di risorse per garantire la sopravvivenza finanziaria del nostro ente.
Come saprai la Comunità Montana (ente di 2° grado) vive di finanza derivata, non ha entrate proprie certe, ogni voce di entrata dipende, con molte variabili, da Regione, dai fondi ATO (che non incassiamo da anni) dai Comuni membri.
Il nostro impegno è quindi finalizzato alla ricerca continua di risorse sia per le spese correnti che per gli investimenti.
Forse sarà che perderemo troppo tempo ed energie in queste attività a scapito della partecipazione, ai momenti decisionali, che ogni cittadino ha diritto di rivendicare.